Centro per il libro e la lettura

I festival letterari in Italia: 3 domande a Vincenzo Santoro e Angelo Piero Cappello

Continua il nostro approfondimento sul valore culturale e l’impatto socioeconomico dei festival letterari in Italia. Dopo le parole del Presidente del Centro Marino Sinibaldi, oggi è il turno di un’intervista doppia con Angelo Piero Cappello, Direttore del Centro per il libro e la lettura, e Vincenzo Santoro, Responsabile Cultura e Turismo dell’Anci. Un confronto che parte da un terreno comune ma giunge a conclusioni diverse:

Secondo la sua esperienza, qual è il ruolo dei festival nel panorama culturale italiano?

Santoro: «Credo che i festival letterari siano uno strumento molto significativo di promozione culturale e del libro, con ricadute positive su tutta la filiera. È una modalità che permette a tanti cittadini e appassionati di interagire con gli autori e di ritrovarsi in una comunità di lettori».

Cappello: «Il ruolo dei festival, come di ogni altra manifestazione “collettiva” che riguardi i libri o la lettura (premi, rassegne, reading ecc.), è fondamentale nel processo di crescita e consapevolezza culturale di una comunità. È un po’ il momento liturgico più alto della celebrazione laica del libro: quello che, generalmente, è percepito come uno strumento d’uso in solitaria, durante i festival o le rassegne, si trasforma in una occasione di partecipazione e di condivisione di una intera comunità (quella dei lettori) capace di attrarre a sé anche l’interesse e la curiosità degli altri (i non lettori). In questo senso, i festival non sono tanto importanti per la ‘diffusione’ del libro, quanto per la loro ‘celebrazione’: che significa il veder celebrato, in un unico momento, il valore del libro socialmente riconosciuto. Insomma, i festival – che siano occasione mondana o fiere commerciali – sono i momenti in cui i libri escono dagli scaffali (e dalle sfere solipsistiche di consumo di lettura) e si fanno presenza importante tra le persone, rappresentandone l’elemento di connessione vera e profonda».

I festival hanno un impatto positivo sul tessuto socioeconomico di una città?

Santoro: «Assolutamente sì. I festival letterari sono una delle modalità di diffusione della cultura che hanno un maggiore impatto rispetto al costo. Promuovono una socialità virtuosa e creano comunità che riempiono le città e i piccoli borghi. Credo che siano una meravigliosa invenzione che vada sostenuta. Ci troviamo di fronte ad un movimento di mobilitazione culturale di grande qualità, con una ricaduta importante sui territori, e che ha la capacità di raccontare i luoghi in maniera molto creativa. Dal mio punto di vista, nei meccanismi di finanziamento andrebbero favoriti quei festival che si rivolgono ad aree in cui si legge di meno o ai centri fuori dalle grandi iniziative culturali. La ricaduta sarebbe ancora più importante per i territori ospitanti».

Cappello: «Proprio per la natura ‘celebrativa’ del libro, i festival costituiscono anche un momento topico della vita di una comunità: momento in cui ci si riconosce, socialmente ed economicamente, all’interno della stessa rete di conoscenza. Certamente, come tutte le occasioni di socialità e condivisione questo porta con sé l’opportunità della crescita economica sia perché ogni evento di condivisione sociale comporta produzione e consumo sia perché genera il riconoscimento di nuovi bisogni e di nuove percezioni…».

I festival letterari possono essere uno strumento di diffusione della lettura?

Santoro: «Secondo il mio punto di vista, i festival si rivolgono soprattutto a chi è già un lettore e rafforzano il rapporto di questi soggetti con il libro. Tuttavia, non sono sicuro che riescano ad aumentare la platea dei lettori e a rivolgersi a chi non legge. Visto che questo è un problema molto significativo in Italia e che tanti festival ricevono anche il sostegno economico delle istituzioni, sarebbe importante che attivassero iniziative che non siano solo legate all’estemporaneità dell’evento ma che si colleghino in maniera continuativa con i territori che li ospitano incidendo di più sui non lettori. Se tutti i festival fossero collegati alle biblioteche, alle scuole e alle associazioni del territorio, con un’attenzione particolare per coinvolgere i non lettori e le fasce più deboli della popolazione, credo che con il tempo potremmo ottenere risultati interessanti».

Cappello: «Al contrario di quel che è più facile immaginare, il vero valore dei festival e delle rassegne librarie non è nel solo consumo di libri, quindi un fatto essenzialmente commerciale. Il festival del libro è di per sé un invito alla lettura, palese o subliminale, che se da una parte attrae il vorace lettore, facendolo riconoscere all’interno di una più ampia comunità di lettori, dall’altra avvicina anche chi con la lettura ha pratica assai rada o inesistente, rappresentando il momento dell’incontro originario con quella straordinaria avventura dello spirito che è la lettura. Chi sostiene il contrario, forse, si è fatto sfuggire alcuni dati statistici che indicano proprio nelle occasioni di “mondanità” del libro gli episodi di primo incontro con la lettura che hanno poi determinato la forte passione del leggere in tanti individui…Oggi, poi, in un mondo essenzialmente fondato sulla interconnessione continua e permanente della rete (che, di fatto, ci isola tutti dietro un pc), la condivisione sociale e fisica di un momento di celebrazione della lettura e del libro non può che incentivare e invitare a nuove letture».

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