Centro per il libro e la lettura

Angelo Piero Cappello dialoga con Gaetano Armao

Angelo Piero Cappello e Gaetano Armao

L’idea di riconsiderare la cultura come investimento e non come spesa è al centro del dialogo tra il direttore del Centro per il libro e la lettura Angelo Piero Cappello e Gaetano Armao, docente di Diritto Pubblico all’Università di Palermo.

«Fra poco si aprirà la più prestigiosa, anche per la location, kermesse siciliana di libri, Taobuk – esordisce Cappello – Quale centralità assumono, oggi, il libro e la lettura nella formazione e nella informazione culturale del cittadino?»

«I libri dovrebbero avere un ruolo centrale nello sviluppo culturale di un popolo, ma purtroppo siamo entrati nell’epoca della parcellizzazione e della velocità dell’informazione che si riduce a flash online o, peggio, a informazioni non verificabili che troppo spesso sfociano nelle fake news – sottolinea Armao – Taobuk è diventato un vero punto di riferimento della cultura siciliana e nazionale, in un tempo nel quale purtroppo i fruitori del bene cultura e quindi del libro si riducono pur aumentando il volume di lettura. Come è noto infatti è diminuita, fino ad arrivare al 56%, la percentuale di italiani che hanno letto, anche solo in parte, un libro; ma chi legge aumenta le sue letture».

Il riferimento alle fake news si incastra perfettamente con il tema scelto quest’anno da Taobuk, “Verità”: «Si tratta di un tema di straordinario interesse – continua il docente – Verità non dogmatica, ma pervasa dal dubbio, come si legge nella presentazione dell’evento. Non la Pravda intesa come verità assoluta, bensì la verità che interroga, che costringe a riflettere e che proprio per questo non è confondibile con le sue manipolazioni. La verità come ricerca, come inappagato confronto col dubbio, come sete di conoscenza, come segno di contraddizione per le nuove tecnologie».

Il fulcro del dialogo è il cambio di paradigma relativo alla cultura che, secondo Cappello, «dovrebbe essere considerato un investimento piuttosto che una mera spesa economica». Un input che trova d’accordo Armao: «La cultura è investimento in quanto genera crescita, non soltanto sul piano culturale. D’altronde cos’è un investimento? A differenza della spesa corrente, è un’attività che crea nuove risorse, ovviamente anche sul piano della qualità della vita. E non vi è dubbio che la cultura rientra perfettamente in questa definizione. La capacità e l’intensità di un investimento culturale dipendono dalla volontà e dalla sensibilità dell’amministratore pubblico. Un sindaco che decide investimenti nel settore culturale sa che quegli investimenti assicurano nel tempo un ritorno maggiore di molte scelte basate su criteri puramente economici e sociali». E questo come si può tradurre concretamente dal punto di vista amministrativo?

«In Sicilia abbiamo osato – sottolinea Armao – È diventata norma la proposta di collocare la spesa per acquisto di libri tra le spese per investimenti. D’altronde trovo impensabile che un mattone di un’infrastruttura costituisca spesa in conto capitale e l’acquisto di libri per studenti, anziani, biblioteche sia considerata spesa corrente. Spesa notoriamente sottoposta a restrizioni e contenimenti».

Un fattore, quello legato agli investimenti, che secondo Armao condiziona anche i dati su libri letti e lettori tra le regioni del nord e quelle del centro-sud: «Gli indici di lettura sono direttamente proporzionali agli investimenti che il territorio circostante è disponibile a dare. E non vi è dubbio che il Sud rispetto al centro-nord ha investito molto meno sulla cultura e anzi, in molte occasioni, l’ha ritenuta una spesa superflua ovvero l’ha degradata ad occasione clientelare. Inserire, anche sul piano formale, le spese per cultura tra le spese per investimenti aiuterebbe senza alcun dubbio a riequilibrare anche gli indici di lettura tra i diversi territori del Paese».

Al di là del dato statistico, come evidenzia Cappello, «la cultura e di conseguenza la lettura possono essere un modo per ridare al Sud e alla Sicilia in particolare un ruolo strategico nelle relazioni politico-culturali dello scacchiere Mediterraneo…». Un’affermazione che va incontro alla visione di Armao: «Lo scambio culturale è sempre stato nella storia dei popoli uno dei fattori principali di comunicazione tra diverse aree geografiche ed il Mediterraneo, il mare di mezzo come nel titolo del bel libro di Sir J. J.Norwich, è da sempre un mare di contaminazione di popoli e culture». Inoltre, Armao aggiunge: «La Sicilia, per la sua storia e per la sua centralità geostrategica, è il luogo naturale per rafforzare l’interscambio culturale nel Mediterraneo e per proiettare l’Europa verso la sua vera frontiera per il futuro che, come J.Monnet ricordava agli albori della costruzione comunitaria, è l’Africa».

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